Il sopralluogo è condotto dalle autorità giudiziarie, dal pubblico ministero, dal medico legale e, se necessario, dall’antropologo forense. Intervengono successivamente altre figure con competenze specifiche, come ad esempio l’entomologo. Essenziale è l’immediatezza e l’adozione di tutti i possibili accorgimenti per la conservazione dello stato dei luoghi: ad esempio, proteggere la scena all’aperto dalla pioggia o da eventuali contaminazioni.
Va considerato che se è trascorso molto tempo prima del ritrovamento del cadavere, il luogo è stato sicuramente contaminato e modificato rispetto alla scena originaria, a meno che il corpo non sia stato messo “in posa” in un tempo successivo per attività di staging. Oggetto di attenzione sono l’ambiente, il contenuto dell’ambiente stesso, il cadavere, le impronte e le macchie.
Considerare tutti gli elementi
Tutti gli elementi devono essere considerati con una visione olistica e armoniosa per determinare una risposta certa al quesito fondamentale: si tratta di omicidio, suicidio o morte accidentale? È necessario determinare le posizioni reciproche tra aggressore e vittima.
Si devono considerare le condizioni climatiche specifiche del luogo in quel momento e nel momento precedente dell’accaduto: il grado di umidità, le intemperie. Questi dati contribuiscono in modo differente a modificare i vari elementi del ritrovamento, soprattutto considerando le caratteristiche delle tracce biologiche e delle modificazioni avvenute sul corpo della vittima.
Se il cadavere viene ritrovato in un letto, ad esempio, vanno preservati e repertati tutti gli elementi presenti che possono avere un peso fondamentale. Non si può determinare a priori che un elemento non meriti attenzione e venga scartato prima di analizzarlo: la presenza di peli vicino o sul corpo della vittima non va data per scontata come appartenente alla vittima stessa. Vale lo stesso per residui di cibo, come briciole, mozziconi di sigaretta, pezzetti di carta strappata, macchie.
Dopo che il cadavere in sede di sopralluogo all’aperto sia stato rimosso e siano terminati i precedenti accertamenti, si deve passare ad analizzare il terreno dove era deposto. Se presente erba o fluidi assorbiti dal terreno, questa analisi serve a confermare l’eventuale orario della morte determinato in sede autoptica e a verificare un eventuale spostamento tramite seriazione stratigrafica del terreno.
Si deve osservare sul luogo la posizione, l’integrità, la conservazione e l’atteggiamento del cadavere (si pensi ai corpi pietrificati dalla lava negli scavi di Pompei, in posizione di terrore). Vanno esaminati gli indumenti e la loro conservazione, oltre a eventuali strumenti di contenimento come corde, cinture, bavagli o buste.
Più nello specifico: osservazione attenta delle macchie ipostatiche, della rigidità cadaverica per determinare da tale ciclo l’orario della morte, della temperatura corporea, delle lesioni varie e delle imbrattature come sperma, urine o feci.
Osservare attentamente il cadavere vestito prima di denudarlo, e mai in loco.
Le macchie di sangue presenti sui tessuti sono fondamentali per l’analisi BPA, e quindi andrebbero trattate e analizzate prima che il corpo subisca spostamenti e svestizioni.
Le impronte digitali si prendono anche al cadavere per poter escludere che siano le sue su determinati oggetti. Questo è particolarmente importante se si sospetta un suicidio. Se il cadavere è molto deteriorato, esistono metodologie specifiche per reidratare la pelle e poter prelevare impronte anche con calchi a base di siliconi.
L’antropologo forense interviene in genere successivamente per determinare sulle ossa eventuali fratture pre o post mortem e altri elementi particolari. Ad esempio, su un corpo di donna si possono identificare gravidanze anche molti anni prima studiando la porzione delle ossa dell’anca.
Se si ritrovano solo resti scheletrici, si possono determinare molti elementi anche in base alla struttura, alla calcificazione di vecchie fratture, alla presenza di malnutrizione. Dai denti è possibile risalire al tipo di alimentazione, all’igiene e alle cure dentarie. Si può determinare la provenienza etnica, in quanto ogni popolazione presenta caratteristiche antropometriche e antropologiche differenti.
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L’antropologo deve analizzare la fase cadaverica in cui si trova il corpo. Si alternano specifici fenomeni cadaverici che si differenziano nell’immediato e poi consecutivi nel tempo.
Importante è poi fotografare il cadavere con la tecnica degli infrarossi al buio, che consente di vedere sotto pelle lividi non visibili a occhio nudo e talvolta la forma delle mani o dei piedi. Questo permette di rilevare se la vittima è stata colpita a calci o spostata post mortem: non essendo più presente la circolazione sanguigna, tali azioni possono lasciare segni non visibili schiacciando la pelle.
Si differenziano in fenomeni “negativi”, ovvero dove il corpo subisce una perdita:
- Ipostasi: macchie che iniziano a formarsi dopo circa 30 minuti e scompaiono dalla sede dopo circa 10 ore. Sono di colore violaceo-rosso e differiscono nello strangolamento, nell’avvelenamento, ecc. Si formano a causa del blocco circolatorio. Negli impiccati si osservano petecchie.
- Raffreddamento: perdita di temperatura, prima più lenta (circa 0,5° ogni ora), poi più rapida (circa 1°), ma varia a seconda della temperatura esterna ambientale.
- Perdita di eccitabilità: riguarda neuroni e muscoli, differente tra muscolatura liscia (organi interni) e striata (scheletrica).
- Acidificazione: fenomeno che riguarda i tessuti e i liquidi.
La tanatologia è la determinazione dell’orario della morte.
Gli altri effetti che si realizzano sul cadavere sono di tipo “positivo”: c’è l’aggiunta di qualche elemento che in vita non è presente, come l’autolisi e la putrefazione con vari stadi (cromatico, enfisematoso causato da gas e microrganismi, colliquativo, scheletrico).
Si possono verificare fenomeni di trasformazione cadaverica anomala:
- Macerazione: quando c’è permanenza in ambienti umidi o in acqua.
- Saponificazione: se l’ambiente acquoso è ricco di sali di calcio che trasformano i lipidi in adipocera.
- Mummificazione: avviene una cospicua perdita di liquidi e successivo essiccamento delle parti molli. Richiede molte settimane per realizzarsi.
L’antropologo forense ha il compito di delineare il profilo biologico mediante lo studio macroscopico e microscopico, metrico e morfologico di un individuo, anche tramite ausili come la radiologia e le risultanze autoptiche. Confrontando tra più individui i dati ottenuti, si può arrivare ad esempio a un’identificazione.
Si fa riferimento all’antropologia identificativa, tramite lo studio dei resti ossei per arrivare al pregresso tramite la traumatologia e l’osteobiografia della storia clinica dell’individuo.
La forma, la saldatura delle ossa e le dimensioni aiutano anche a determinare l’età anagrafica appartenente al soggetto defunto, anche se c’è un ritrovamento solo parziale. Ad esempio, nei bambini è fondamentale il cranio per tale determinazione, osservando la saldatura delle suture sulla calotta cranica.
Le porzioni scheletriche più utili all’identificazione del genere maschile o femminile in caso di resti parziali sono il cranio e il bacino. Si può determinare anche l’altezza facendo delle misurazioni del femore, della fibula, del radio e dell’ulna, in sostanza nella misurazione delle ossa dette “lunghe” degli arti.

La determinazione della fascia di età avviene con diversi metodi, tra cui uno accurato di Iscan basato su 8 stadi. Il metodo di Lamendin, attraverso calcoli, fornisce stime affidabili tra le fasce di età dai 40 ai 60 anni con errore medio di 6-7 anni, per citarne alcuni.
Risultati significativi si stanno ottenendo nella ricostruzione facciale dei crani per risalire alle sembianze originarie del soggetto e facilitare l’identificazione.
Nella ricostruzione dell’accaduto, lo studio di eventuali ferite ormai diventate segni sulle ossa e delle fratture può aiutare nella crono-ricostruzione degli eventi criminosi.
La scienza e le varie discipline hanno fatto molti passi avanti. Le potenzialità di avere pronti ed efficaci contributi nell’ausilio alle indagini giudiziarie per la ricostruzione dei crimini ci sono in realtà tutte. Purtroppo ancora oggi si sottovaluta l’importanza di una scientificità e standardizzazione dei rilievi sulle scene del crimine.
Le procedure dovrebbero essere riviste e generalizzate per ottenere risultati più certi e rapidi, evitare le contaminazioni e gli errori procedurali, specialmente sulle situazioni dove i rilievi non sono ripetibili. Questo richiede l’introduzione immediata di tutte le figure necessarie per ogni singola disciplina e, nello stesso tempo, la riduzione degli accessi continui a personale non qualificato.

