La balistica interna: segni, dinamiche e funzione forense

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Lucia Scarcella

La balistica interna studia tutti gli aspetti chimico-fisici e dinamici che si verificano all’interno dell’arma da fuoco nel momento dello sparo, e che lasciano segni specifici sul munizionamento impiegato. Il suo campo d’indagine va dall’istante in cui il percussore colpisce l’innesco fino all’uscita del proiettile dalla bocca della canna.

L’analisi si concentra sui segni che queste interazioni producono sul bossolo e sul proiettile, ed è fondamentale per risalire alla tipologia di arma utilizzata, oppure – se si ha a disposizione l’arma sospetta – per verificarne la compatibilità con il munizionamento repertato.

Le fasi dello sparo e le componenti coinvolte

La cartuccia è composta da bossolo, capsula d’innesco, polvere e proiettile. Al momento della percussione, la capsula viene colpita dal percussore e genera la combustione della carica. La pressione dei gas così prodotti imprime una spinta al proiettile, che percorre il tratto interno della canna avviando il suo moto rotatorio. Questo movimento è determinato dalle rigature interne: pieni e vuoti spiraliformi che incidono sul proiettile i cosiddetti segni di rigatura.

La canna è un tubo metallico calibrato, dotato di rigature sinistrorse (più frequenti) o destrorse. Il passo della rigatura – cioè la distanza necessaria per completare un giro – e il numero delle righe variano a seconda del modello d’arma. Il calibro viene generalmente misurato nei pieni della rigatura.

Durante il passaggio del proiettile, l’interazione con la superficie rigata lascia impronte uniche, influenzate non solo dalla geometria della canna ma anche dalle sue imperfezioni, derivanti dall’usura o dalla lavorazione industriale.

Il bossolo e i segni dell’arma

Oltre al proiettile, anche il bossolo subisce modificazioni meccaniche significative. La pressione interna spinge il fondello contro l’otturatore, lasciando impronte sul metallo. Il sistema di chiusura – che ha il compito di trattenere i gas all’interno della camera di cartuccia – imprime a sua volta segni tipici, utili per l’individuazione dell’arma.

Il percussore colpisce la capsula d’innesco lasciando una caratteristica impronta. Nei calibri .22, la percussione è anulare e il segno risulta spostato sul bordo; nelle cartucce a percussione centrale, come quelle in uso su Glock o Beretta, l’impronta appare al centro e presenta morfologie diverse a seconda della forma e durezza del percussore.

Anche i congegni di estrazione ed espulsione possono lasciare segni identificativi: l’aggancio dell’estrattore, la forma dell’espulsore, eventuali deformazioni laterali causate dalla pressione dei gas in armi prive di estrattore meccanico. Ogni elemento concorre a creare un’impronta complessa, in parte tipica della marca e in parte unica dell’arma.

La funzione della balistica interna nelle indagini

Il compito del perito balistico è analizzare queste impronte con l’ausilio del microscopio comparatore. Se si dispone dell’arma sospetta, il confronto tra bossoli repertati e bossoli prova consente di verificare una compatibilità o un’esclusione. In assenza dell’arma, si può solo formulare un’ipotesi di tipologia, in base a calibro, caratteristiche dell’innesco, tipo di percussione, e altri parametri osservabili.

È importante distinguere tra balistica interna, esterna e terminale. La balistica esterna studia il comportamento del proiettile nel volo, mentre la terminale analizza l’impatto sul bersaglio. Quest’ultima, in ambito criminale, è generalmente affidata al medico legale, che può osservare direttamente le lesioni sul corpo della vittima o gli effetti su un bersaglio inanimato.

Una consulenza criminologica completa terrà conto anche di questi aspetti.

L’unicità delle tracce balistiche

Ogni arma, anche dello stesso modello e calibro, lascia segni leggermente diversi. Le rigature, il percussore, l’estrattore: ogni componente presenta microidentificazioni dovute all’usura, all’attrito, alle tolleranze di fabbricazione, a possibili difetti intrinseci. Per questo si dice che l’arma da fuoco è come un’impronta digitale: ripetibile solo da sé stessa.

Solo attraverso un’analisi attenta e metodica è possibile attribuire un bossolo o un proiettile a un’arma specifica. In assenza di compatibilità piena, si può comunque fornire un’informazione utile, circoscrivendo il campo delle ipotesi.

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Lucia Scarcella

Perito Calligrafico, Psicologa

Grafologa, perito calligrafo e consulente tecnico d’ufficio presso il Tribunale Penale e Civile di Roma, è anche psicologa e criminologa. Specializzata in perizie grafiche e consulenze tecniche di parte (CTP), coniuga un rigoroso approccio metodologico a una profonda passione per la formazione e la divulgazione. Le sue competenze si fondano su un solido percorso di studi, aggiornamento continuo e un’esperienza consolidata sul campo.