TL;DR: La repertazione di impronte digitali sugli alimenti è tecnicamente possibile ma presenta sfide significative. Gli studi britannici indicano che le polveri magnetiche (in particolare grigio argento) e la ninidrina offrono i risultati migliori su frutta e vegetali, mentre le patate risultano problematiche per la loro composizione diamagnetica.
Tuttavia, la sperimentazione pratica rivela un limite critico: le sovrapposizioni multiple di impronte dovute ai numerosi contatti durante la filiera distributiva rendono difficile l’identificazione certa, a meno di avere un sospettato specifico per il confronto. Le variabili fisiologiche (secrezione sebacea), ambientali (conservazione) e batteriche influenzano significativamente la persistenza e la qualità delle tracce repertabili.
Struttura della ricerca e obiettivi dello Studio
Inizierò a trattare questo argomento in primo momento esaminando gli studi e le sperimentazioni che hanno apportato maggiori risultati fornendo dati certi sui diversi risultati dei reagenti impiegati nella ricerca ed esaltazione delle impronte digitali sugli alimenti, in particolare la frutta e vegetali.
Nella seconda parte andrò personalmente a spiegare le risultanza dei risultati in base a considerazione tecniche specifiche, estrapolate da dati scientifici.
Poi passerò alla verifica di tali risultati utilizzando le diverse tipologie di polveri magnetiche su differenti elementi.
Tutte queste sperimentazioni passate ed attuali hanno una notevole importanza per poter espandere le possibilità di ricerca delle impronte digitali da elementi ancora molto poco considerati, sia per mancanza di conoscenze specifiche, sia per difficoltà e diversità degli approcci da utilizzare da parte degli operatori sulle scene del crimine.
L’operatore dovrebbe essere in grado di utilizzare un pensiero più elastico ed estendere le proprie conoscenze e procedure spostandole talvolta da ciò che è abituale e rutinario, in un ottica più inclusiva ed olistica della medesima realtà.
Convinzioni errate e potenzialità investigative
Purtroppo invece, si riscontra spesso la convinzione che le impronte digitali non sia possibile repertarle sul cibo, sulla pelle e su determinati tessuti. Questo non è esatto.
Questa erronea convinzione spesso fa trascurare la ricerca delle impronte su superfici che invece potrebbero fornire ottimi risultati, e condurre ad un identificazione certa.
Sulla frutta si possono utilizzare sia polveri che vapori allo iodio, e fumigazione al cianoacrilato. Rispetto alle polveri nere si sono raggiunti migliori risultati nelle diverse sperimentazione con le polveri d’argento, polveri magnetiche, o utilizzo in sequenza delle medesime, e ninidrina.
Le superfici della frutta vanno considerate al pari delle altre superfici in base alle loro caratteristiche: ovvero superfici lisce, ruvide, porose, ed in base alla colorazione per ottenere maggiore riscontro visivo.
La disciplina che studia la materia è la dattiloscopia. Le indagini dattiloscopiche servono proprio a ottenere risultati investigativi di alto livello.
Fattori che influenzano il deposito delle Impronte
Nella ricerca delle impronte oltre alla superficie che andiamo ad approcciare vanno considerate nei risultati le diverse caratteristiche di chi ha lasciato le impronte, che sono legate alla specificità della quantità di materiale sebaceo rilasciato.
Ci sono soggetti che producono più sudore, altri molto meno. Se il soggetto prima di toccare tale oggetto abbia le mani pulite o più unte, sono tutte caratteristiche che determinano il diverso risultato ottenuto nella definizione delle impronte digitali o palmari.
Studio sperimentale nel Regno Unito: materiali e metodi
Alcuni studi condotti nel Regno Unito hanno utilizzato a tal proposito le seguenti polveri e sostanze scelte in base alle specifiche caratteristiche dichiarate dai produttori, ritenendole più idonee rispetto alle altre con composizione leggermente differente:
- Polvere magnetica nera (BMP) acquistata da CSI Equipment Ltd (Regno Unito), lotto 96528
- Super glue marca Hard Evidence in forma liquida acquistata da CSI Equipment
- Soluzione di Ninidrina concentrata disciolta in etanolo assoluto della marca Sigma
- Reagente per piccole particelle SPR marca Sigma
- Polveri nere con pesi differenti nella quantità di ossido di ferro (Fisher) in aggiunta ad acqua distillata, consentendo una maggiore adesione alle superfici degli alimenti trattati
- Soluzione di polveri bianche al biossido di titanio miscelata con soluzione madre, e per addensare ove necessario l’aggiunta di Biossido di titanio
Risultati della sperimentazione britannica
I risultati di questa sperimentazione molto interessante hanno mostrato che i maggiori risultati si ottengono con le polveri magnetiche, ed a seguire con i preparati in diluzione con le polveri, anche in associazione con cianoacrilato per l’esaltazione successiva tramite polvere.
(Articolo uscito sulla rivista “Scienze e giustizia” nel marzo del 2013 con riferimento degli studi sperimentali di Morimoto, S.; Kaminogoa, A.; Hiranob, T. e Trapecar, M.; Vinkovic, MK.)
Nei vari procedimenti, erroneamente ci si aspettava che i diversi prodotti di esaltazione potessero avere risultati differenti in base alla superficie trattata, più porosa o più liscia. Invece non è così. Il rendimento del prodotto scelto non dipende dalle diverse tipologie di superfici.
Questo dato è confermato dal fatto che la polvere magnetica ha presentato i migliori risultati in termini di definizione sulle diverse tipologie di alimenti. Le patate invece si sono mostrate quelle con le superfici più difficili da trattare con i risultati visivi più scarsi. Le polveri non magnetiche hanno prodotto su tutti risultati scarsi.
Interpretazione tecnica dei risultati sulle patate
A mio avviso i scarsi risultati sulle bucce di patate sono dovuti in parte alla composizione specifica dei componenti costituenti della buccia che contengono minerali così detti “diamagnetici”, ovvero che respingono i magneti, e altri che non vi interagiscono, e altri paramagnetici, ovvero debolmente attrattivi.
La composizione delle patate è maggiormente composta da acqua (che è repulsiva per i magneti) e da altre materie organiche. Essendo polveri magnetiche appunto, queste caratteristiche potrebbero essere la causa di questi scarsi risultati.




Condizioni fisiologiche e patologiche che alterano le secrezioni
Nella ricerca delle impronte sia sul cibo sia su altri oggetti vanno considerate anche eventuali frequenti patologie dermatologiche che alterano le normali secrezioni, come l’eczema.
Le cause per l’aumento o la diminuzione sono molteplici e sono legate sia alla salute, sia a particolari condizioni. Sia l’ansia, lo stress, la menopausa, il diabete, il consumo di determinati alimenti molto calorici come alcol, cibi piccanti possono causare iperidrosi anche temporanea o ipoidrosi, diminuzione della sudorazione anche dovuta all’assunzione di farmaci, ipotiroidismo, malattie endocrine o genetiche.
Conoscere l’eventuale presenza delle patologie o situazioni elencate può contribuire alla comprensione della presenza o assenza di impronte digitali su oggetti presenti in scena del crimine, non dando per scontato nulla e non escludendo a priori la ricerca anche su improbabili superfici, perché i risultati della ricerca delle impronte su determinati alimenti possono cambiare anche in base a ciò che ho evidenziato in precedenza.
Alterazione batterica e conservazione degli alimenti
Un’altra causa che può alterare la persistenza delle impronte digitali sul cibo e sulle bucce delle patate specialmente se contengono molti residui di terra, o sono stati alterati da processi di macerazione e conservati fuori dal frigorifero, sono la formazione di batteri che possono alterare i depositi rilasciati dalle impronte come la parte liquida, ovvero l’acqua, i sali, gli aminoacidi, le proteine, trasformando gli zuccheri in acidi.
I lipidi e i grassi invece possono essere trasformati in composti volatili tramite processo di lipolisi per i grassi, e in ammine per gli aminoacidi, proteolisi per le proteine. Da ciò emerge chiaramente che la durata nelle impronte su alimenti è determinata anche da tali processi legati alle modalità di conservazione degli stessi.
Composizione e caratteristiche delle polveri magnetiche
Le polveri magnetiche contengono due componenti essenziali per favorire l’adesione alle impronte: un legante e un pigmento.
I leganti possono contenere:
- Amido di mais
- Licopodio
- Polvere di ferro
I colloidali:
- Nero di carbonio
- Alluminio
- Caolino
- Talco
Si è osservato che il migliore rendimento di adesione e definizione è dato dalla polvere magnetica grigia argento, perché contiene sia particelle leganti magnetiche della polvere argento, e altre grigie prive di carica che scivolano non aderendo alla superficie rendendo maggiore definizione delle creste papillari.
Vantaggi dei pennelli magnetici
I pennelli magnetici per le polveri consentono di poter avere un passaggio molto leggero quasi non dovendo toccare direttamente la superficie, evitando eccessivo sfregamento sulle impronte che può causare perdita di definizione delle creste.
La forma sferica delle particelle ferrose consiste uniformità della polvere e scivolamento delle particelle in eccesso.
Tipologie di polveri e loro applicazioni specifiche
Le diverse colorazioni delle polveri oltre ad essere scelte in base al contrasto con la superficie di adesione (bianca su superfici scure e viceversa), è scelta in base alla tipologia di superficie di destinazione.
Polvere bianca magnetica
Va utilizzata su superfici non ferrose.
Polvere grigia
Offre maggiori risultati su carta, cartone, legno. Presenta una sensibilità maggiore data dal suo processo di macinazione della polvere.
Polvere nera mezzanotte (Midnight Black)
La polvere nera mezzanotte (Midnight Black) della Sirchie è quella che rende contrasto più netto essendo il nero più scuro presente in commercio, rende nitidi definizione anche delle creste più sottili.
Polvere regular black
La polvere chiamata Regular Black è la più comune ed utilizzata, adatta per superfici porose o non porose non ferrose.
Polveri speciali
Le polveri così dette speciali hanno contrasto sia su superfici scure che chiare, risultano più argentate sulle scure e più grige sulle chiare.
Polveri magnetiche fluorescenti
Le polveri magnetiche fluorescenti hanno in aggiunta proprietà “antisbavatura” per evitare impastamenti e perdita di definizione. Dopo l’applicazione devono essere utilizzate delle luci forensi in quanto con la luce naturale non hanno una buona resa ottica. Gli spettri utilizzati sono il blu UV e il verde nello spettro compreso tra i 254 nm e 365 nm.
Sperimentazione personale e divergenze dai risultati precedenti
Ho provato personalmente diversi procedimenti sperimentali sugli alimenti trattati in questi studi. Non sono pienamente d’accordo con i risultati raggiunti da essi, in quanto la frutta e i vegetali prima dell’utilizzo sono stati puliti, tolti dal frigorifero prima del trattamento con polveri magnetiche e ninidrina.
Come si può immaginare la frutta e la verdura prima di arrivare al consumatore finale vengono passati per molte mani, e non necessariamente chi ne viene a contatto indossa dei guanti.
Quindi si deve subito fare una distinzione fondamentale da esperimento in laboratorio dove tutte le variabili sono tenute sotto controllo e realtà esterna, dove la frutta e verdura prima di essere mangiata non necessariamente viene ripulita. Prendiamo ad esempio le banane che non vengono lavate prima di essere sbucciate.
Problematica delle sovrapposizioni multiple
La capacità di aderenza della polvere magnetica quindi viene per paradosso amplificata dalle molteplici tracce lasciate sulle bucce, dove più mani lasciano tracce che vanno anche a sovrapporsi rendendo impossibile trovare un’impronta perfettamente definita in tutte le sue minuzie.
Quindi l’utilità nella sperimentazione e in una reale scena del crimine è incompatibile. Si può provare sicuramente ad estrapolare impronte, ma se dove emergere anche una sola impronta adeguata all’identificazione, come si potrebbe determinare con certezza che sia quella del soggetto interessato nella fattispecie in esame? E non sia di un qualsiasi altro soggetto terzo che abbia toccato la frutta, a meno che non si abbia un sospettato con cui tentare una comparazione.
Risultati della Sperimentazione Personale
Le impronte che ho trattato con polveri magnetiche non hanno reso risultati idonei per essere utilizzati ai fini di un riconoscimento.
Le polveri hanno aderito su buona parte della superficie della frutta, in dettaglio banana, mela, limone, ma caricando la sagoma delle impronte anche dopo una pulitura ad aria, per cercare di far scivolare maggiormente le particelle di polvere in eccesso, non hanno reso buoni risultati qualitativi.
Risultati Positivi sulle Patate con Ninidrina
Il trattamento della buccia delle patate invece ha dato risultati opposti a quello della sperimentazione condotta in Inghilterra, in senso positivo.
La Ninidrina ha esaltato impronte più nette e di minor quantità sulla superficie. Questo ha una spiegazione logica: la buccia delle patate che ho utilizzato nel mio esperimento al pari degli altri vegetali non è stata lavata, ma per diversa costituzione la buccia è maggiormente porosa e trattiene particella di terra o polvere in quantità maggiore delle altre.
Quindi i precedenti passaggi in mani diverse ove ci sono stati depositi di sudore, sebo, sono stati come tamponati e assorbiti dallo sporco della superficie, e a loro volta le mani hanno asportato polvere e terra.
Quindi le ultime impronte e depositi sebacei lasciati in ordine cronologico dall’ultimo utilizzatore, sono quelli che hanno avuto contatto con superfici più pulite ed hanno lasciato impronte più nitide e definite.
Polvere grigio silver: risultati ottimali sulle mele
Tra le polveri magnetiche sempre in posizione opposta allo studio su indicato ha dato migliori risultati la polvere chiara grigio silver aderendo in modo più netto alle impronte e non ad una superficie più ampia ove vi siano stati strofinamenti, sulle bucce delle mele.
Utilizzo del cianoacrilato e tecniche integrate
Ho tentato un ulteriore passaggio con il cianoacrilato con la pistola specifica anche successivo alla polvere per avere indicazioni di massima sulla posizione delle impronte più definite, per cercare di indirizzare il getto di fumigazione più concentrato in alcune aree specifiche che all’interno dell’apposita cabina non si sarebbe potuto controllare, in quanto la super colla sarebbe andata ad aderire su parte di superficie più vasta dove ci siano stati strofinamenti e sovrapposizione.
Tecnica del borotalco come fase preparatoria
Ho provato gli stessi trattamenti con polveri anche dopo un leggero spolveramento con borotalco con pennello di piuma, e successivamente passaggio con polvere magnetica, restringendo la possibilità di adesione della polvere ove ci siano depositi maggiori di sostanza sebacea, quindi nel punto preciso dove sia stata trattenuta tra i polpastrelli e non dove vi siano stati sfregamenti occasionali delle mani.
I risultati sono stati leggermente più definiti. Le impronte digitali asportate sono risultate più definite dopo il secondo e talvolta terzo passaggio con il nastro per l’asportazione in silicone morbido.
Conclusioni e prospettive future
Sicuramente la ricerca chimica porterà a significativi miglioramenti nei prodotti specifici per avere risultati più interessanti.
Al momento è possibile e doveroso da parte dell’operatore cercare di estrapolare impronte digitali su ogni tipologia di materiale, ma la difficoltà poi si porrà nella questione sollevata prima: se c’è un sospetto già identificato si può sicuramente cercare una corrispondenza, ma diversamente anche se l’impronta trovata sulla superficie della frutta o vegetale sia nitida e corrisponda ad un soggetto già presente negli archivi non si potrebbe far risalire con precisione il momento temporale in cui vi sia venuto a contatto.

