La perizia calligrafica su fotocopie

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Lucia Scarcella

L’analisi calligrafica su copia fotostatica non permette di accertare con certezza l’autenticità di una firma o di uno scritto.

I limiti materiali del supporto impediscono infatti di valutare elementi essenziali della scrittura autografa.

La giurisprudenza più recente ribadisce che, in assenza dell’originale, l’eventuale perizia svolta sulla fotocopia ha solo valore indiziario, mai probatorio in senso pieno.

Perché l’originale del documento è necessario

L’originale conserva proprietà fisiche e grafiche che la copia inevitabilmente perde. La pressione esercitata, la distribuzione dell’inchiostro, la variazione del tratto nei passaggi più importanti dove emergono emozioni e gesti come pause e ripensamenti sono insostituibili.

Elementi che costituiscono la dimensione tridimensionale del gesto grafico e che risultano non più analizzabili in una riproduzione.

La scrittura, priva della sua fisicità, si appiattisce in un’immagine che conserva forma ma non sostanza. È come la riproduzione di un quadro su carta fotografica. Consente un’analisi sullo stile, ma la profondità della stessa è severamente compromessa e non permette di apprezzare il lavoro che ci sta dietro.

Il documento fotocopiato e il rischio di alterazioni

Un documento può apparire unitario pur essendo costruito artificialmente. È tecnicamente possibile creare una composizione fraudolenta utilizzando una firma autentica, prelevata da un altro atto, e sovrapporla a un contenuto redatto digitalmente.

Una volta stampato, il risultato appare omogeneo.

Ma ciò che viene meno è l’elemento più rilevante: la volontà consapevole dell’autore di sottoscrivere quel preciso contenuto. La fotocopia, in quanto immagine piatta, non permette di distinguere un simile artificio, e non può quindi garantire la genuinità del documento nella sua interezza.

Il caso del testamento olografo: cosa accade su copia

Anche nei documenti interamente manoscritti – come i testamenti olografi – l’analisi grafologica richiede l’originale.

La pressione, i rallentamenti, la variazione nella tensione del tratto, i microsegni di stanchezza o esitazione sono parte integrante della scrittura e spesso determinanti per identificarne l’autore.

Se il documento è disponibile solo in forma di fotocopia, ogni alterazione o aggiunta può risultare non rilevabile.

La copia, anche se nitida, non consente una verifica esaustiva, né può garantire l’assenza di manipolazioni.

Il ruolo del CTU e la possibilità di rifiutare l’incarico

Nel caso in cui venga affidata una consulenza tecnica grafologica su fotocopia, il perito può segnalare al giudice l’impossibilità di condurre un esame completo e attendibile.

L’art. 216 c.p.c. richiede la presenza dell’originale per procedere a verificazione.

In ambito penale, la Corte di Cassazione ha ammesso la possibilità di una CTU grafologica su fotocopia solo se questa presenta una qualità eccellente e se l’originale risulta non reperibile per cause oggettive.

In ogni caso, il parere espresso non potrà che essere espresso con riserva e con chiara delimitazione del suo valore.

I riferimenti giurisprudenziali e normativi

L’ordinanza n. 2777/2025 della Corte di Cassazione (Sez. III Civile, vedi PDF) ribadisce che la perizia su fotocopia non può essere considerata equivalente a quella eseguita su originale.

Essa può essere disposta solo in via residuale, con funzione indiziaria e mai decisiva.

In sede penale, la Cassazione (n. 36860/2017) ha ammesso in via eccezionale l’utilizzo della copia, subordinando tuttavia la validità dell’esame alla qualità della riproduzione e alla coerenza con altri elementi istruttori.

Sul piano normativo, gli articoli 215 e 216 del codice di procedura civile stabiliscono che la verificazione della sottoscrizione disconosciuta deve avvenire sull’originale.

Solo in casi in cui l’originale non sia disponibile per cause non imputabili alla parte, il giudice può ammettere mezzi probatori alternativi, ma la perizia su copia resta strumento ausiliario, subordinato e non sufficiente.

Limiti metodologici e valore indiziario

I metodi di analisi grafologica più avanzati (grafoscopico, grafometrico, grafonomico) si basano su parametri che non possono essere applicati efficacemente alla fotocopia.

La struttura del tratto, la velocità, la pressione, i gesti istintivi – tutti elementi che contribuiscono a costruire il profilo grafico – non sono riproducibili in copia.

L’analisi grafoscopica può offrire osservazioni sulle forme, le proporizioni, ma non permette di accertare la spontaneità del gesto, né di escludere manomissioni.

In breve

La perizia calligrafica su fotocopia rappresenta una risorsa residuale, da considerare solo in mancanza dell’originale e con estrema cautela.

Non fornisce un giudizio conclusivo sull’autenticità, ma può offrire spunti indiziari da integrare con altre prove.

La giurisprudenza più recente conferma che l’unico strumento realmente affidabile per una perizia grafologica è la scrittura originale. In assenza di questa, ogni conclusione deve essere formulata con prudenza, consapevoli dei limiti tecnici e processuali insiti nell’analisi su copia.

lucia scarcella

Lucia Scarcella

Perito Calligrafico, Psicologa

Grafologa, perito calligrafo e consulente tecnico d’ufficio presso il Tribunale Penale e Civile di Roma, è anche psicologa e criminologa. Specializzata in perizie grafiche e consulenze tecniche di parte (CTP), coniuga un rigoroso approccio metodologico a una profonda passione per la formazione e la divulgazione. Le sue competenze si fondano su un solido percorso di studi, aggiornamento continuo e un’esperienza consolidata sul campo.